A giugno la seconda carica dello Stato ci prometteva il clima dei Caraibi. A ottobre sono arrivate le trombe marine. E qualcuno ci aveva avvisati, con una settimana di anticipo.
A luglio ti ho raccontato dei 41 °C prima ancora di agosto e di una frase che non riesco a togliermi dalla testa. Il presidente del Senato Ignazio La Russa l’aveva messa così: «ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo». Tre mesi dopo, i Caraibi sono arrivati davvero. Solo che non hanno portato spiagge bianche: hanno portato il vento.
La mia tesi è questa: il negazionismo climatico non nega più il caldo, lo normalizza. E mentre ci convince ad abituarci, smonta gli strumenti che servirebbero a limitare i danni. Negli Stati Uniti lo fa con un timbro, in Italia con una battuta e una richiesta di sospensione.
Tornado a Marsala e nubifragio a Napoli: l’avviso c’era
Il 2 ottobre il fisico del clima Antonello Pasini, del CNR, aveva avvertito che il caldo accumulato dal Mediterraneo avrebbe alimentato supercelle e trombe d’aria: «Questi fenomeni estremi saranno più probabili nel prossimo autunno». La Protezione civile, riporta Reuters, lo diceva già a settembre.
Sette giorni dopo, venerdì 9 ottobre, due trombe marine hanno toccato terra tra Marsala e Petrosino: auto e camion ribaltati, una coppia in ospedale in gravi condizioni. Salvo Cocina, capo della Protezione civile siciliana, l’ha paragonato a un tornado americano. Nel plesso Terrenove della scuola De Gasperi, quando il vento ha colpito, c’erano 274 bambini. Tutti salvi. Undici famiglie hanno dovuto lasciare la propria casa.
Nelle stesse ore il napoletano finiva sott’acqua: Bagnoli e Fuorigrotta trasformate in torrenti, il muro di un supermercato crollato a Pozzuoli, la Domitiana chiusa per tre giorni.
Negazionismo climatico negli USA: Trump cancella il termometro
Oltreoceano il negazionismo ha fatto carriera: è diventato un atto ufficiale. Il 12 febbraio 2026 l’amministrazione Trump ha revocato l’«endangerment finding», la decisione del 2009 con cui l’agenzia per l’ambiente (EPA) riconosceva che i gas serra minacciano la salute pubblica: la base di quasi tutte le norme federali sul clima. Trump l’ha chiamata «una delle più grandi truffe della storia».
In Italia non si nega, si minimizza
Da noi nessuno nega niente, per carità. Matteo Salvini respinge l’etichetta di negazionista; nel 2023 ha solo paragonato l’influenza dell’uomo sul clima a quella di «un raffreddore durante un temporale». Il senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan precisa che il cambiamento climatico «non è un dogma». Giusto: è una conclusione, e tra i ricercatori il consenso supera il 99% 😏.
La Russa ammette che il clima cambia, ma lo declassa ad abitudine. Già nel 2024 ricordava che la siccità in Sicilia c’era anche quando era ragazzo. Peccato che la siccità sia la crisi meno raccontata di tutte, e che i ricordi d’infanzia non siano un dato climatico.
Poi c’è la versione in giacca e cravatta. Il 17 marzo, a Bruxelles, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha messo nel mirino l’ETS, il sistema europeo che fa pagare a chi inquina ogni tonnellata di CO2: «Chiediamo una sospensione dell’ETS per quanto riguarda il termoelettrico». Il motivo è il caro bollette, e il problema è vero. Ma sospendere il prezzo della CO2 è solo un altro modo di non leggere il termometro. (Il commissario europeo al Clima Wopke Hoekstra ha risposto che la sospensione non è all’ordine del giorno.)
È la stessa rana che avevo messo in pentola ad agosto: un grado alla volta, finché l’anormale diventa normale.
Chi paga il conto dell’abitudine
«Abituarsi» ha un prezzo, e non lo paghiamo tutti allo stesso modo. Marsala e Petrosino hanno ricevuto il primo conto: quasi 20 milioni di euro di danni, stima la Regione Siciliana, che il 16 ottobre ha dichiarato lo stato di emergenza. Lo paghi tu, quando il clima decide il prezzo del tuo caffè. Lo paga chi coltiva, quando il raccolto salta e l’unica alternativa è partire.
«È sempre successo», ripeterà qualcuno. Vero. Ma non è un piano. Adattarsi serve, ma senza ridurre le emissioni è come asciugare il pavimento con il rubinetto aperto.
Dal 9 novembre, ad Antalya, in Turchia, i governi si siedono al tavolo della COP31. Vedremo se l’Italia ci arriva con un piano o con una battuta.
Ci abitueremo, ci dicono, . Il guaio è che nel “pacchetto Caraibi”, oltre al sole, c’erano anche le trombe marine.
E tu, dove vivi, ti stai abituando? Raccontami nei commenti cosa è cambiato nel tuo territorio, e cosa (non) sta facendo il tuo Comune.
Il legame tra clima, cibo e migrazioni è il cuore del mio libro, La fabbrica degli immigrati.

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