Cinquemila ragazzi in piazza Duomo contro il carovita, cinquecento violenti a rubargli la scena. E una domanda che mi sono portato a casa dall’Asia: perché a Tokyo ci si sente più sicuri che a Milano?

Sabato, in piazza Duomo, i cortei erano due. Il primo contava circa cinquemila persone, in gran parte studenti, ed è partito pacifico contro carovita, stipendi bassi e tasse (Il Fatto Quotidiano, Tgcom24). Il secondo, circa cinquecento giovani, si è staccato dal primo e ha trasformato il centro di Milano in un campo di battaglia (Il Giornale d’Italia). Indovinate quale dei due è finito su tutti i telegiornali.

Dico subito come la penso. Chi ha lanciato sassi e bombe carta non ha solo ferito degli agenti: ha rubato la voce a migliaia di ragazzi che chiedevano solo di essere ascoltati.

Scontri a Milano: chi si copre la faccia e chi ce la mette

Contro gli agenti sono volati transenne, estintori, tavolini e bombe carta. Il primo resoconto di Prefettura e Questura parla di una cinquantina di fermati, quasi la metà minorenni, e di quindici feriti tra le forze dell’ordine (Il Giorno). Due agenti sono stati colpiti alla testa da cubetti di porfido (Il Giorno).

Chi lanciava si era coperto la faccia. Chi stava dall’altra parte del cordone la faccia ce l’ha messa: casco, scudo e ore sotto i sassi, anche per difendere il diritto di chi manifestava in pace. A loro va una solidarietà che non è una formula di rito!

Ai ragazzi del primo corteo, invece, dico che manifestare per i propri diritti è legittimo. Il carovita lo sentiamo tutti, a partire dalla tazzina del caffè. Nessuno ha il diritto di trasformare il loro dissenso nel proprio spettacolo.

Milano e Tokyo: cosa dicono i numeri sulla sicurezza

Sono appena tornato da un breve viaggio tra Thailandia, Giappone e Corea del Sud…
Ivan Lasco a Seoul
A Tokyo, nel 2025, chi ha trovato contanti smarriti li ha consegnati alla polizia: 4,5 miliardi di yen, di cui 3,2 tornati ai proprietari (Nippon.com). Un piccolo Rinascimento civile.

Tornato a casa, ho guardato i numeri. Sugli omicidi l’Italia non ha nulla da invidiare: circa 0,6 ogni 100.000 abitanti, come la Corea del Sud (dati UNODC), ma sui reati di strada è un’altra storia: nel 2025 da noi sono stati denunciati quasi un milione di furti, circa 1.700 ogni 100.000 abitanti, e Milano è la provincia con più denunce d’Italia, oltre 7.000 ogni 100.000 residenti (AGI). Il Giappone si ferma a circa 400 furti ogni 100.000 abitanti (Asia News Network). Sulle rapine il divario è un abisso: quasi 50 ogni 100.000 abitanti in Italia (dati Istat), poco più di una in Giappone (Nippon.com). Le definizioni cambiano da Paese a Paese, ma un quaranta a uno non si spiega con una questione di moduli.

E la paura segue i reati di strada. Si sente tranquillo a camminare da solo di notte l’80% dei sudcoreani e il 78% dei giapponesi (Gallup). In Italia lo dice il 76% degli uomini, ma solo il 44% delle donne, il dato più basso dell’Unione europea (Gallup).

Una questione culturale? Le domande che restano

È cultura? Fiducia negli sconosciuti, rispetto per lo spazio comune, la sensazione di stare tutti dalla stessa parte. E quanta di quella pace nasce dalla fiducia, e quanta da una pressione sociale che a molti di noi starebbe stretta?

Dove sta andando la sicurezza in Occidente? A ogni crisi rispondiamo con una stretta: pene più alte, nuovi reati, più divieti. Ad agosto, raccontando il declino della democrazia in Occidente, scrivevo che ogni riforma, presa da sola, sembra ragionevole. Ma se bastasse più controllo, non dovremmo già sentirci al sicuro?

E se il problema fosse più profondo? Un cordone di polizia può fermare cinquecento violenti in piazza Duomo, ma non può restituire fiducia a cinquemila ragazzi, né convincere una donna a tornare a casa a piedi.

Tutto sotto controllo?

Sono le domande da cui è nato il mio nuovo libro, Tutto sotto controllo, in prevendita a breve. Non vi anticipo nulla. Vi dico solo che non è un libro contro qualcuno, e che riguarda chiunque abiti una città. Per sapere per primi quando apre la prevendita, iscrivetevi alla newsletter qui sotto.

Intanto vi lascio una domanda per domani mattina, mentre attraversate la vostra città: che cosa vi fa sentire al sicuro? Chi vi controlla, o chi vi conosce?

La città sicura non si sorveglia. Si-cura!

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